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Categorie canine

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Allevamento Golden Retriever Cucciolo Piemonte

Allevamento Golden Retriever Piemonte

Ad ognuno la sua specializzazione! (prima parte)

Come abbiamo voluto anticiparti nell’articolo in cui abbiamo affrontato la classificazione ENCI delle razze canine, le specialità del Golden Retriever cucciolo non sono le uniche che possono caratterizzare i nostri compagni animali. In particolar modo nel vasto settore dell’arte venatoria, dove le esigenze sono differenti e strettamente correlate alla tipologia di battuta prevista dal cacciatore, è fondamentale saper distinguere (e far emergere) precocemente la predisposizione del cane attraverso un addestramento corretto e dedicato.
Tra le categorie principali, estranee al nostro Golden Retriever cucciolo, vogliamo ricordare:

• i cani da tana
• i cani da traccia/sangue
• i cani da seguito e segugi

Secondo la caratterizzazione fornita dalla FCI, la Federazione Cinologica Internazionale a cui fa riferimento il nostro ENCI, i cani genericamente detti “da caccia”, si distinguono dagli altri per le capacità olfattive più marcate. Capacità più qualificanti, di conseguenza, per permetterne l’utilizzo in un settore in cui l’abilità di identificare, scovare o seguire un altro animale risultino basilari.
Svincolate dalla caccia, invece, troviamo razze come il Golden Retriever cucciolo, che ci affiancano nelle nostre abitudini quotidiane, o quelle a cui affidiamo con maggior sicurezza la protezione di quel che riteniamo importante. Distinguiamo quindi:

• i cani da compagnia
• i cani da guardia

Prima di proseguire con questo argomento che, dobbiamo riconoscere, se trattato superficialmente può indurre incomprensioni, ci piacerebbe sottolineare un concetto che abbiamo già avuto modo di riprendere altrove, e che ci sta particolarmente a cuore.
Un cane, che venga acquistato per compagnia, per seguire la caccia, per fare la guardia o per conquistare le passerelle mondiali, non è mai soltanto un accessorio.
Possedere un Golden Retriever cucciolo e sfoggiarlo come un articolo di antiquariato in presenza d’altri, per poi abbandonarlo a se stesso quando ci lasciamo trascinare dalle nostre abitudini e dai nostri svaghi quotidiani, è probabilmente il modo più semplice e veloce per procurare sofferenza e disagio ad un animale che, normalmente, non chiede che un po’ di attenzione e di partecipazione alla sua esistenza.
Allo stesso modo, procurarsi un cane “da caccia” non è assimilabile all’acquisto di un fucile, o di una tenuta mimetica, o di un qualsiasi oggetto funzionale alle battuta: anche quando, per definizione, l’animale è predisposto ad affiancare il cacciatore, rimane sempre e comunque un compagno. Un essere vivente. E come tale dovrebbe restare parte integrante della vita del cacciatore anche quando per vecchiaia, malattia o casualità, dovesse trovarsi a non poter più assolvere positivamente il suo compito.
Non sono accessori: non vanno buttati via quando smettono di essere utili.
E adesso, proviamo a scoprire che cosa contraddistingue ognuno di questi animali!

Cani da caccia: il cane da tana.

Come forse già ti suggerisce il nome, la qualità principale di questo animale deve essere la giusta dimensione. Diversamente dal Golden Retriever cucciolo, che crescerà fino ad assumere una taglia importante, il cane da tana deve necessariamente possedere una struttura morfologica minuta e robusta, ed un’inclinazione attitudinale che gli permetta di infilarsi senza esitazione nei nascondigli della selvaggina più ricercata: tassi, lepri, volpi, ma anche conigli e qualsiasi animale possieda l’istinto di cercare riparo in covi e cunicoli sotterranei quando si sente braccato.
Similmente, invece, al Golden Retriever cucciolo, i suddetti cani devono possedere un grande coraggio.
Questo perché il loro scopo, una volta scovato il selvatico, è quello di indurlo a lasciare il riparo della tana ed uscire nuovamente allo scoperto. Se con animali come la lepre può essere sufficiente un gioco di agilità, non dissimile da quello che il cane ingaggia con noi quando ci intratteniamo a stuzzicarlo, animali aggressivi come il tasso richiedono invece una notevole dose di forza di volontà e di tenacia. Diversamente, potrebbe essere proprio il segugio ad avere la peggio e ad essere costretto a lasciare la tana senza aver compiuto la sua missione.
Un’ultima caratteristica che ci sentiamo di ricordare è l’obbedienza, strettamente correlata all’addestramento del cane ed alla capacità del suo proprietario di metterlo in pratica. In un ambito come quello dell’arte venatoria, in cui un singolo istante può determinare il successo, o l’insuccesso, della battuta, il compagno del cacciatore non può che essere agile, intelligente e particolarmente attento.

Il cane da seguito.

Come evidenzia il nome, lo scopo principale di questa categoria è quello di individuare e braccare l’animale selvatico. Se il cane da ferma è genericamente specializzato nello scovare la selvaggina alata e segnalarne la presenza (potenzialmente attraverso l’uso dei soli gesti), da un segugio ci aspettiamo che sprizzi energia e che sappia esplodere in azione con tutta l’esuberanza di chi ha ben compreso che il premio sta proprio al termine della corsa.
In modo analogo alle altre tipologie di cane da caccia, il segugio deve necessariamente possedere qualità morfologiche che siano funzionali al suo scopo ed all’esito della battuta: acume, velocità, una linea snella ed asciutta e sensi particolarmente acuti, per iniziare. Un po’ come il nostro Golden Retriever cucciolo, quando riusciamo a non farci abbindolare da quegli occhioni con cui chiede indulgenza per ogni capriccio!
Proprio per la sua funzione, l’equilibrio fisico di un cane da seguito deve necessariamente riuscire a coniugare una buona rapidità con una resistenza impeccabile, imprescindibili per l’esito della caccia stessa.
Ma la caratteristica sovrana di un segugio è indubbiamente il suo istinto.
Sebbene talvolta risulti appannato dalla qualità e dalla quantità di addestramento a cui il cane è sottoposto, l’istinto è il vincolo più antico e più saldo che l’animale possieda con le sue origini di predatore, e la sua capacità di assecondarlo può costituire la linea di demarcazione tra una battuta di caccia positiva ed un vero e proprio successo. Grazie all’istinto il cane può anticipare il pericolo, gli ostacoli, gli umori della selvaggina ma non solo: la capacità di raccogliere indizi ed elaborarli contestualmente all’azione può persino permettergli di scegliere tra un animale malato ed uno sano, tra uno ferito ed uno in forze, anticipando convenientemente tanto la direzione quanto l’esito della ricerca.

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